• Dott.ssa Simona Porcu

Pancia gonfia e difficoltà nel perdere peso? Potrebbe trattarsi di disbiosi intestinale.

Aggiornato il: 21 giu 2018


Hai spesso la pancia gonfia, soffri di meteorismo, flatulenza, cattiva digestione, alito cattivo, sindrome del colon irritabile, stitichezza o diarree frequenti? Ti senti spesso stanco o sei soggetto ricorrenti infezioni (bronchiti, tracheiti, candidosi, vaginiti) ? Hai frequenti sbalzi d'umore e sei spesso irritabile? Potrebbe essersi instaurata una condizione di disbiosi intestinale.


Il microbiota intestinale rappresenta l’insieme di microbi (batteri, funghi, virus e parassiti) che colonizzano l’apparato gastrointestinale dell’uomo. In condizioni fisiologiche il microbiota è in equilibrio e garantisce un buono stato di salute generale.

Stress, alimentazione errata ed un uso eccessivo di farmaci (soprattutto antibiotici) possono però alterarlo, determinando un aumento dei ceppi batterici potenzialmente dannosi a scapito di quelli protettivi e portando ad una condizione definita disbiosi intestinale, caratterizzata da un insieme di disturbi funzionali non solo a livello gastrointestinale ma che coinvolgono anche organi distanti e apparentemente non collegati all’apparato gastroenterico. La disbiosi intestinale causa inoltre un forte abbassamento delle difese immunitarie. Più del 70% del nostro sistema immunitario ha infatti sede nel microbiota intestinale. Ciò significa che il nostro apparato gastroenterico rappresenta la prima difesa contro l’invasione di microorganismi pericolosi per la nostra salute. Questo dato ci fa comprendere quanto importante sia mantenere un microbiota in equilibrio.


I sintomi più comuni della disbiosi intestinale sono:

  • cattiva digestione, alito cattivo, sindrome del colon irritabile, stitichezza o diarree frequenti, meteorismo, flatulenza e malassorbimento dei nutrienti;

  • stanchezza, soprattutto mattutina, dovuta alla ridotta produzione di vitamine B da parte della flora batterica “buona”;

  • maggiore suscettibilità alle infezioni, aumento delle affezioni del cavo orale (tonsilliti, faringiti, tracheiti, bronchiti), diminuzione delle difese immunitarie, aumentata probabilità di micosi nell’intestino (candidosi), di vaginiti e cistiti nella donna, disturbi della pelle, infezioni batteriche delle vie urinarie, intolleranze o allergie alimentari, dismetabolismi (aumento di colesterolo e trigliceridi, della glicemia e dell’uricemia);

  • disturbi mentali e dello sviluppo neurologico come depressione, ansia, nervosismo e cambiamenti dell'umore;

  • disturbi di carattere generale: disturbi del sonno, difficoltà a perdere peso e perdita di capelli.

Questa condizione sembra essere associata a un maggior rischio di sviluppare patologie croniche come diabete, malattie cardiovascolari, ipertensione arteriosa ma è anche correlata all’obesità, alle patologie dermatologiche, ginecologiche, epatiche, allergologiche, ai problemi odontoiatrici, otorinolaringoiatrici e alle malattie oncologiche gastrointestinali.

Sulla base dei sintomi e delle complicanze ad essa associate, la disbiosi intestinale è inquadrabile come una vera e propria una malattia invalidante la qualità di vita del soggetto che ne risulta affetto.

È possibile diagnosticare la disbiosi intestinale attraverso un semplice test sulle urine, che consente di evidenziare l’eccesso o l’assenza di metaboliti derivati dalle attività metaboliche intestinali. Il disbiosi test permette di dosare a livello urinario due markers, Indicano e Scatolo.

L'utilizzo irresponsabile di antibiotici e un'alimentazione scorretta e ricca di cibi raffinati e trattati chimicamente sono le principali cause della disbiosi intestinale.

La maggior parte dei cibi che noi ingeriamo, per poter essere venduti con una data di scadenza più lunga ed evitare che durante la produzione ci sia una proliferazione di microrganismi, sono sottoposti a trattamenti “sterilizzanti” (calore, ultra-freddo e prodotti chimici) che uccidono sia i microrganismi patogeni che quelli ad attività protettiva (saprofitica).

L’alimentazione ricca di fibre (frutta, verdura, legumi, cereali integrali) è invece fondamentale per dare i giusti nutrienti ai microrganismi buoni e favorire la proliferazione di un corretto microbiota. Purtroppo, attualmente, un’alta percentuale di persone ingerisce poche fibre e consuma alimenti sterili.

Per contrastare la disbiosi e riportare il microbiota ad una condizione di equilibrio (eubiosi), è dunque necessario in primis apportare delle modifiche alla nostra alimentazione. Utilizzando prodotti prodotti per lo più freschi, meglio se provenienti da agricoltura biologica o biodinamica. Riducendo drasticamente il consumo di prodotti confezionati e a lunga conservazione. Riducendo drasticamente il consumo di zuccheri semplici, dolciumi, snack e bevande zuccherate.

L'alimentazione mediterranea, ricca in cereali integrali (pasta di frumento, riso, orzo, farro, grano saraceno, miglio), legumi (fagioli, ceci, lenticchie, piselli, fave), frutta e verdura, frutta a guscio e semi oleosi, olio extravergine d'oliva, prodotti ittici (in particolare pesce azzurro), che presuppone un consumo contenuto (2-3 volte alla settimana) di carne e prodotti caseari e un limitato utilizzo di carni conservate (insaccati e salumi) rappresenta, ad esempio, un'ottima strategia.

Anche una cura con probiotici vivi, risulta fondamentale per il mantenimento e il ripristino dell'equilibrio intestinale. I probiotici (più comunemente noti come fermenti lattici) sono microrganismi vivi, per lo più batteri che, se somministrati in quantità sufficiente, possono avere un benefico effetto sulla salute dell’ospite.

L'utilizzo di probiotici , per un tempo sufficiente, porta benefici alle funzioni fisiologiche gastrointestinali e previene l’insorgenza della disbiosi intestinale e delle patologie ad essa correlate.

Numerosi dati sperimentali suggeriscono che i probiotici aiutino al rinforzo delle attività della barriera mucosa intestinale, ad alleviare la diarrea del viaggiatore, la diarrea associata agli antibiotici, l’eczema atopico e la sindrome dell’intestino irritabile (IBS).

E' opportuno utilizzare dei preparati che contengano diversi ceppi probiotici, in particolare bifidobatteri, microorganismi maggiormente rappresentati nell'intestino tenue e di lattobacilli (es. Lactobacilli acidophilus, rhamnosus, paracasei), microorganismi più rappresentativi dell'intestino crasso, in particolar modo nel colon.

Le formulazioni di probiotici reperibili in commercio contengono spesso anche dei prebiotici, fibre e altre sostanze organiche non digeribili capaci di stimolare selettivamente la crescita e/o l'attività di uno o di un numero limitato di microorganismi benefici presenti nell'intestino.



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Bibliografia:

Albenberg LG, Wu GD. Gastroenterology, 2014

Sundin J et al. Psychosom Med. 2017

Patel R et al. Clin Infect Dis. 2015

Staudacher HM, Whelan K. Proc Nutr Soc. 2016


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